
Cinema, territorio, futuro, musica: “Il padre d’Italia” presentato dal regista a Reggio Calabria
“All’inizio il viaggio parte da ‘non luoghi’; i luoghi diventano forti man mano che l’identità del protagonista diventa forte”. I “non luoghi” e i luoghi del sud come identitari: alcuni tra gli aspetti più importanti de “Il padre d’Italia”, così definiti dall’autore, Fabio Mollo (nella foto in alto, realizzata, come quelle a corredo dell’articolo, da Antonella Nicolò). Un rapporto, quello fra cinema e territorio, che da sempre evidenziamo e che il regista reggino, fin dal suo esordio con “Il sud è niente”, ha rimarcato, facendo del territorio, appunto, un importante protagonista del suo cinema.
Come dimostra il suo nuovo film (da oggi nelle sale), che Mollo ha presentato ieri sera nella sua Reggio, nella terza delle anteprime promosse in Calabria dalla Film Commission (che, ha affermato il presidente Citrigno, ha sostenuto il film in fase di post-produzione: “un onore mettere il nostro marchio su questo film, un piccolo gioiello e il regista è un’eccellenza calabrese. Da cosentino ve lo invidio”).
Un successo di pubblico, in un cinema Aurora affollato, per il ritorno nella sua città di un giovane regista che mostra, nella sua produzione, di avere un legame forte con il territorio: “La Calabria – afferma nel corso dell’incontro con gli spettatori, introdotto dalla giornalista Raffaella Salamina – è fortemente cinematografica”. E lo è nei suoi contrasti, ma anche nella sua forza salvifica, in quel mare che ha sempre una funzione catartica nei film di Mollo: “In Calabria quello che è impossibile diventa possibile”.
“E’ un po’ un film sul futuro”, sottolinea il giovane autore. “Volevo riuscire a raccontare la mia generazione, che prova ad immaginare un futuro e lo fa con coraggio”.
Si sofferma, quindi, sui due attori protagonisti, Luca Marinelli e Isabella Ragonese, attorno ai quali è costruito il film: “Luca l’ho conosciuto al Festival di Berlino, mentre Isabella l’ho proprio ‘pedinata’ e poi siamo riusciti a lavorare insieme. Due attori fantastici”.
Quindi, un accenno alla musica, altro elemento importante del film e utilizzata “come momento emotivo, non solo di colore”.
Tanti aspetti, dunque, che formano un’opera che, ancora una volta, riesce a parlare al cuore, riesce a parlare di una generazione che finora difficilmente è stata fotografata con realismo, e riesce a fondere, a rinsaldare quel legame tra cinema e territorio, con una funzione salvifica importante attribuita al sud che è qualcosa di molto contemporaneo: insomma, sempre più “sud, si gira”!